Alcuni dei nostri piatti tipici

FAVE E CICORIE
Il piatto simbolo del Salento contadino.
Nasce dalla cucina povera, quando i contadini cuocevano lentamente le fave secche fino a ottenere una purea cremosa, accompagnata dalle cicorie selvatiche raccolte nei campi.
Il contrasto tra la dolcezza delle fave e l’amaro della cicoria racconta la verità di una terra dura ma generosa.
Servite in un piatto di terracotta, con un filo di olio nuovo e pane croccante, restano un capolavoro di semplicità e autenticità.
Nasce dalla cucina povera, quando i contadini cuocevano lentamente le fave secche fino a ottenere una purea cremosa, accompagnata dalle cicorie selvatiche raccolte nei campi.
Il contrasto tra la dolcezza delle fave e l’amaro della cicoria racconta la verità di una terra dura ma generosa.
Servite in un piatto di terracotta, con un filo di olio nuovo e pane croccante, restano un capolavoro di semplicità e autenticità.

FRISELLA
La regina delle estati salentine.
Pane biscottato cotto due volte, conservato nelle capase di terracotta e bagnato con l’acqua di mare dai pescatori, prima di essere condito con pomodori, olio e origano.
I contadini, invece, la arricchivano con rucola o verdure sott’olio preparate dalle donne di casa.
Ancora oggi, non è estate senza frisella: è il simbolo della convivialità e dell’appartenenza.
Nel Salento, chi non ha una frisella in casa non può dirsi davvero salentino.
Pane biscottato cotto due volte, conservato nelle capase di terracotta e bagnato con l’acqua di mare dai pescatori, prima di essere condito con pomodori, olio e origano.
I contadini, invece, la arricchivano con rucola o verdure sott’olio preparate dalle donne di casa.
Ancora oggi, non è estate senza frisella: è il simbolo della convivialità e dell’appartenenza.
Nel Salento, chi non ha una frisella in casa non può dirsi davvero salentino.

PITTA DI PATATE
Un piatto nato per non sprecare nulla.
Una torta salata fatta di patate lesse, uova, formaggio, prezzemolo e pepe, con un ripieno di cipolle, capperi, olive nere, pomodori e a volte acciughe.
È uno dei piatti più familiari della nostra cucina, protagonista delle feste e dei pranzi domenicali che cominciano alle due e finiscono chissà quando.
Una torta salata fatta di patate lesse, uova, formaggio, prezzemolo e pepe, con un ripieno di cipolle, capperi, olive nere, pomodori e a volte acciughe.
È uno dei piatti più familiari della nostra cucina, protagonista delle feste e dei pranzi domenicali che cominciano alle due e finiscono chissà quando.

CICERI E TRIA
Un primo piatto antichissimo di origine araba.
La sfoglia di pasta fresca viene tagliata in modo irregolare: una parte fritta e l’altra cotta con i ceci e un pizzico di peperoncino.
Un piatto povero ma ricco di sapore, che rappresenta l’anima più autentica e semplice del Salento.
La sfoglia di pasta fresca viene tagliata in modo irregolare: una parte fritta e l’altra cotta con i ceci e un pizzico di peperoncino.
Un piatto povero ma ricco di sapore, che rappresenta l’anima più autentica e semplice del Salento.

SAGNE NCANNULATE
Pasta fresca di semola, avvolta a spirale, servita con ragù di carne e ricotta forte.
Un piatto della domenica, deciso e corposo, che racconta la manualità e la pazienza delle donne salentine.
Ogni forchettata è un abbraccio che sa di casa.
Un piatto della domenica, deciso e corposo, che racconta la manualità e la pazienza delle donne salentine.
Ogni forchettata è un abbraccio che sa di casa.

ORECCHIETTE
Una storia senza tempo.
Le orecchiette, simbolo della Puglia e del Salento, nascono dalla tradizione contadina: acqua, semola e mani sapienti.
La loro forma a piccola conchiglia trattiene il sugo, trasformando ogni boccone in un gesto d’amore.
Si narra che, un tempo, una ragazza non potesse sposarsi se non sapeva fare le orecchiette: erano il simbolo della pazienza e della cura.
Con cime di rapa, con il ragù o con sugo al basilico, restano l’essenza della cucina salentina: fatta di mani, tempo e cuore.
Le orecchiette, simbolo della Puglia e del Salento, nascono dalla tradizione contadina: acqua, semola e mani sapienti.
La loro forma a piccola conchiglia trattiene il sugo, trasformando ogni boccone in un gesto d’amore.
Si narra che, un tempo, una ragazza non potesse sposarsi se non sapeva fare le orecchiette: erano il simbolo della pazienza e della cura.
Con cime di rapa, con il ragù o con sugo al basilico, restano l’essenza della cucina salentina: fatta di mani, tempo e cuore.

POLPO ALLA PIGNATA
Cotto lentamente nella pignata di terracotta, con pomodoro, cipolla, alloro, vino e naturalmente polpo.
Nessun liquido aggiunto: “lu purpu se cucina cu l’acqua sua stessa”.
Un piatto di mare e di pazienza, tenero e profondo, come la sua terra d’origine.
Nessun liquido aggiunto: “lu purpu se cucina cu l’acqua sua stessa”.
Un piatto di mare e di pazienza, tenero e profondo, come la sua terra d’origine.

MUNICEDDHE
Amatissime nei paesi dell’entroterra, protagoniste delle sagre e delle feste patronali, soprattutto a Cannole.
Le lumachine salentine si cucinano in tanti modi: al pomodoro, con cipolla o semplicemente arrosto, condite con sale e pepe.
Un tempo si diceva portassero fortuna: simbolo di pazienza, rinascita e convivialità..
Le lumachine salentine si cucinano in tanti modi: al pomodoro, con cipolla o semplicemente arrosto, condite con sale e pepe.
Un tempo si diceva portassero fortuna: simbolo di pazienza, rinascita e convivialità..

ACQUA E SALE SALENTINA
Un piatto semplice come il mare, vero come la terra che lo ha visto nascere.
Pane raffermo bagnato con acqua (spesso di mare), condito con pomodori, cipolla, rucola, olive, capperi, origano, olio e peperoncino.
Una ricetta nata dall’ingegno dei contadini e dei pescatori, che con poco creavano meraviglia.
È il simbolo di una cucina che non spreca nulla e trova la bellezza nei gesti più semplici.
Pane raffermo bagnato con acqua (spesso di mare), condito con pomodori, cipolla, rucola, olive, capperi, origano, olio e peperoncino.
Una ricetta nata dall’ingegno dei contadini e dei pescatori, che con poco creavano meraviglia.
È il simbolo di una cucina che non spreca nulla e trova la bellezza nei gesti più semplici.

PASTICCIOTTO LECCESE
Dorato come il sole del Salento, profumato di vaniglia e limone.
Nato nel XVIII secolo a Galatina, da un errore diventato capolavoro: un avanzo di pasta frolla e di crema trasformati in un dolce che ha conquistato il mondo.
Friabile fuori, cremoso dentro, il pasticciotto è un abbraccio caldo, da gustare appena sfornato, con un caffè in ghiaccio al latte di mandorla.
Ogni morso è un tuffo nel passato, un ritorno a casa, un’emozione che profuma di Salento.
Nato nel XVIII secolo a Galatina, da un errore diventato capolavoro: un avanzo di pasta frolla e di crema trasformati in un dolce che ha conquistato il mondo.
Friabile fuori, cremoso dentro, il pasticciotto è un abbraccio caldo, da gustare appena sfornato, con un caffè in ghiaccio al latte di mandorla.
Ogni morso è un tuffo nel passato, un ritorno a casa, un’emozione che profuma di Salento.
